venerdì 13 luglio 2012

I nostri cani hanno segreti che noi padroni ignoriamo

(Fonte: "La Stampa" - 11 luglio 2012)






I nostri cani hanno segreti che noi padroni ignoriamo


un seminario sui nuovi metodi di educazione e addestramento



Frossasco (TO)


Amarli non basta. I cani vanno educati, studiati, vissuti.
La pensa così Claudio Mangini, animal trainer (o addestratore di cani per film), che insieme a Valeria Rossi, allevatrice, addestratrice e scrittrice di 81 libri cinofili, sabato 7 e domenica 8 luglio ha condotto il seminario "Tecniche non convenzionali di lavoro con i cani", organizzato dall’associazione  «Lollipop & Co». Ad ospitare i 40 iscritti, il club ippico Montinsella di Frossasco.
Al seminario si è parlato di "cani tutor", addestrati ad aiutare altri cani a superare alcuni problemi comportamentali.
Si è discusso di "cooperazione tra specie": la capacità di addestrare Fido senza bocconcini e esche, ma basandosi soltanto sulla relazione tra l’animale e l’uomo.
Qualche ora è poi stata dedicata ai metodi per curare (senza farmaci) l’aggressività.
Come è successo con Raùl, un cane mordace che, dopo aver fatto finire in ospedale quattro persone, era destinato ad essere soppresso.
Ma Mangini l’ha salvato.
"L’ho educato partendo da zero, come se fosse nato il giorno stesso in cui io l’ho incontrato – racconta  l’animal trainer - dopo una settimana l’aggressività è scomparsa"
Tra il pubblico c’erano educatori cinofili e qualche appassionato. 
Barbara Santagati è venuta da Roma per prendere appunti sui metodi di Mangini; Paola Soggio, della Val di Susa, era in cerca di consigli per la sua  Casey, tempo fa anoressica. E Dario proporrà al suo centro cinofilo di Garda i metodi del seminario di Frossasco. 
La gente "conosce i cani quanto i cavalli", scherza  Mangini. 
Per lui e Valeria Rossi gli italiani sull’argomento hanno idee sporche di luoghi comuni. 
Per esempio: chi ha detto che tutti i cani nella vita devono riprodursi almeno una volta?
Non è così, e alle femmine neanche piace. 
Guai ad accarezzarli con  la mano sopra la testa, per  Fido è un segnale di sfida. 
Quando il cane sbadiglia è stressato, ed è felice solo se la  coda scodinzola da destra verso sinistra. 
"È importante – dice Valeria Rossi - che i cani abbiano uno scopo, che si sentano utili alla famiglia. I cani da divano e da giardino sono gli animali più infelici"




Cristina Insalaco
























venerdì 11 maggio 2012

Un pappagallo maremmano vola in televisione




L’animal trainer massetano Claudio Mangini “protagonista” di uno degli spot del momento





MASSA MARITTIMA
Uno spot davvero fortunato quello che ha quasi interamente realizzato l'animal trainer massetano Claudio Mangini per la Grey in onda in questi giorni su tutti i canali televisivi nazionali.
Animal trainer del pappagallo vero, tecnico del pappagallo costruito in animatronica al fianco di uno dei più grandi rappresentanti del cinema hollywoodiano Jim Boulden, Mangini è stato addirittura ingaggiato per doppiare la voce del suo stesso animale.
“Sul set erano presenti tutti - dice mangini - dall'agenzia pubblicitaria ai responsabili comunicazione della grey, e proprio per muovere correttamente il labiale dell'animatronic dovevo simulare la voce di colui che l'aveva doppiata in pre-produzione”.
Detto fatto: da Parigi - dove ha sede l'agenzia di comunicazione della Grey - arriva la telefonata di ingaggio che permette a Mangini di scavalcare il doppiatore previsto in prima istanza.
“Gli animal trainer moderni devono avere competenze cinematografiche diverse dai colleghi di un tempo - dice Mangini - già in fatto di animatronica devono conoscerne la costruzione e il funzionamento insieme agli effetti speciali, non tanto per renderli veri, quanto simpatici o credibili”.
Quello della Grey è uno spot di grande successo che si aggiunge alla recente campagna stampa e tv contro la cardiofilariosi sul cui set Mangini ha condotto e addestrato un bellissimo cane di razza dalmata e alla fiction tv di Canale 5 "Benvenuti a tavola" con la sua Elka di Montebamboli.
Mangini non è nuovo al doppiaggio "siculo" di alcuni cartoni animati, ma quella che sta già per diventare una vera e propria serie per la Grey è oggi già un cult per tanti bambini che trovano particolarmente simpatica la voce prestata al suo pappagallo.
Claudio Mangini, si trova attualmente in preproduzione per un importante film da girare a breve in America; recentemente è stato nominato segretario regionale per le Marche di Federfauna, il più grande sindacato che rappresenta gli addestratori, gli allevatori e i proprietari di animali in Europa.







(fonte: Corriere di Maremma - 11.05.2012)

mercoledì 28 settembre 2011

Mangini star corre per l’Oscar - l’animal trainer a Los Angeles con la pellicola "Giochi d’Estate"


28 settembre 2011 (fonte: "La Nazione")

PERSONAGGI:
DOPO IL SUCCESSO DI VENEZIA LA NOMINATION PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO

Brucia le tappe del successo e della notorietà l’animal trainer di Massa Claudio Mangini che dopo aver attraversato il red carpet della 68° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia con due pellicole, si appresta ora a diventare uno dei protagonisti nella notte degli Oscar in programma per il 26 febbraio 2012 nella corsa per la prestigiosa statuetta d’oro.
Merito del film "Giochi d’estate", interamente girato in Maremma, che dopo aver ricevuto una standig ovation di quindici minuti dal pubblico e dalla critica della Biennale di Venezia è ufficialmente in concorso per l’Oscar 2012 al Kodak Theatre di Los Angeles, sede Hollywoodiana della prestigiosa premiazione, là il red carpet sarà lungo addirittura quasi 500 metri.
La notizia è stata diramata alle autorità svizzere e apparsa su tutti i maggiori network elvetici.
Così dopo Roberto Benigni un altro toscano è in nomination in quello che i produttori ed il regista Rolando Colla insieme a tutto il cast si augurano possa aggiudicarsi il titolo come «Miglior film straniero» agli Accademy Award.
"Giochi d’estate" è un film molto realistico, crudo che non sposa alcuno stereotipo, affrontando - e centrandolo in pieno - il lato oscuro dei rapporti familiari moderni.
Molti gli animali attori presenti nella pellicola, magistralmente diretti e addestrati dal massetano Claudio Mangini che è ormai considerato uno dei massimi esponenti di questa particolare disciplina cinematografica.
La crudezza di alcune scene interpretate dai suoi animali sono state oggetto di numerose interviste in cui tutta l’abilità di Mangini è emersa.
Raggiunto sul set della nuova fiction cui sta lavorando Mangini si è dichiarato entusiasta per la nomination di Giochi d’estate agli Oscar.
"Abbiamo lavorato sodo senza un attimo di sosta" ha commentato telegraficamente Mangini, "la stima reciproca e l’amicizia che si è creata con Rolando Colla sono stati il carburante con cui abbiamo portato a casa un bellissimo film".
Ovviamente grande è anche il clima di soddisfazione che si respira non solo a Massa, ma in tutta la Maremma, per le gesta di quello che si sta affermando fra i migliori animal trainer a livello mondiale.
Da registrare infine come un gruppo di amici di Mangini si stia adoperando affinchè l’Amministrazione Comunale, nell’ambito delle iniziative riservate a quei suoi concittadini che ciascuno nei propri settori professionali contribuiscono a diffondere il nome di Massa, voglia tenere in debita considerazione i successi nel campo dello spettacolo raggiunti da Mangini.



GIANFRANCO BENI

(nella foto: Rolando Colla e Claudio Mangini)

lunedì 5 settembre 2011

Elogi per l’animal trainer. Il massetano Mangini incanta Venezia




Fonte: Corriere di Maremma - 04.09.2011

VENEZIA - Il massetano Claudio Mangini è uno degli animal trainer della 68esima mostra d’arte cinematografica di Venezia.
Il professionista di Massa Marittima è presente con due pellicole - di cui una nella selezione ufficiale, e l’altra in concorso per il Leone D’Oro - interpretate entrambe dal suo inseparabile border collie Schnaps, cresciuto e addestrato nella città del Balestro.
Mangini ha avuto l’onore di attraversare il famoso Red Carpet insieme ai protagonisti del film Giochi d'estate per giungere alla Sala Grande dove è avvenuta la prima mondiale della pellicola svizzera.
Il film, dopo la proiezione, è stato accolto dal pubblico e dalla critica con una standing ovation a cui è seguito un applauso lungo dieci minuti.
Mangini è uno dei pochissimi animal trainer ad aver attraversato il Red Carpet della Biennale, occasione riservata normalmente agli attori e ai registi.
Molte particolarità quindi per un ambiente di prestigio quale è la Biennale di Venezia, a cui hanno fatto eco alcune informazioni che riguardavano la lavorazione del film "Giochi d’estate”.
Ho scelto Mangini come animal trainer per questo film perché oltre alla formidabile tecnica di cui è dotato, ha un modo di lavorare molto istintivo che ben si prestava alla realizzazione delle scene interpretate dai numerosi animali presenti" - spiega il regista Rolando Colla ai giornalisti - "Abbiamo dovuto addirittura ridimensionare attraverso il montaggio alcune sequenze che riguardavano proprio la morte del cane, perché l’addestramento che Mangini aveva fatto era talmente realistico e crudo da far venire i brividi anche al più scafato direttore degli effetti speciali”.
Un grande punto a favore quindi per l’animal trainer massetano che attende ora i risultati dell’altro film in cui sono protagonisti i suoi animali: "L’ultimo terrestre" di Gian Alfonso Pacinotti, che verrà proiettato l’8 settembre. Prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, è uno dei film che formano il fronte italiano per la conquista del Leone D'Oro e da più parti considerato uno dei favoriti.

venerdì 29 luglio 2011

Giochi d’estate per gli ultimi terrestri (che capiscono qualcosa di cani): Claudio Mangini alla Biennale di Venezia


Fonte: mensile "Ti presento il cane" - luglio 2011

I giochi di parole tra “cinofilo” e “cinefilo” si sprecano da secoli (e non sempre per scherzo: “Uh, che bel cane…anche mio figlio li ama tanto, è proprio un cinefilo” me lo sono sentito dire più volte serissimamente, facendo sforzi mostruosi per restare seria anch’io).
Ci sono persone, però, a cui si può attribuire uno qualsiasi dei due termini, senza sbagliare mai: perché queste persone amano sia il cinema che i cani.
Una persona in particolare, poi, nel cinema ci lavora, proprio con i cani (e con molti altri animali): in lui le due passioni si fondono al punto tale che bisognerebbe inventare un nuovo termine, qualcosa come “cinocinefilo”.
In realtà, però, il termine giusto è animal trainer: ed è questo il lavoro di Claudio Mangini, nato in Danimarca ma arrivato in Italia (per restarci) all’età di sette anni, quindi italiano almeno al 99%.
E se adesso qualcuno sta pensando “Ahhh…ma è quello del servizio delle Iene!”, risponderò che sì, è proprio lui: ma siccome qui non si parla di gossip ma di cani, le cose importanti da dire sul suo conto sono ben altre.
Per esempio c’è da dire che ‘sto Mangini qui, il primo settembre, sarà presente alla 68° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica organizzata dalla Biennale di Venezia: e non con un solo film, ma addirittura con due: “Giochi d’estate”, di produzione svizzera ma girato interamente in Toscana per la regia di Rolando Colla (fuori concorso a Venezia), e “L’ultimo terrestre” di Gianni Pacinotti (che invece sarà in concorso): così capite anche il titolo di questo articolo, nel caso aveste già pensato che ormai l’Alzheimer mi abbia colto senza pietà.
Protagonista, in entrambe le pellicole, il mitico Schnaps, border collie allevato da Maria Teresa Garabelli e compagno di vita, di sheepdog e di lavoro di Claudio ormai da sei anni.
Non gli chiedo neppure quale sia stata la sua reazione alla notizia, perché lui ha scritto su Facebook una nota, non appena l’ha saputo, di cui riporto qui l’incipit (che mi pare dica tutto):

“E’ stata una mattina un po’ strana.
Anche stanotte non avevo dormito per preparare delle scene che comincerò a girare domani e, come accade ogni volta, la concentrazione dovuta alla passione per il mio lavoro mi ha portato a rigirarmi in continuazione nel letto.
Mi alzo, preparo il caffè, porto fuori i miei cani, smadonno come un turco perché dovrò affrontare un lungo viaggio in serata e compro i giornali: fin qui, niente di speciale, a parte un vistoso ascesso sul muso di Schnaps.
Accendo il computer, e nella posta trovo – non uno – ma DUE inviti per la “68° Mostra del Cinema di Venezia”, con tanto di croisette da percorrere e “obbligo di abito decoroso” (e su questo parte la seconda smoccolata della giornata…roba da scomunica per le prossime sette generazioni…non me ne vogliano i miei successori).
Due inviti per due film in cui ho diretto i miei animali; due film interpretati dallo stesso cane, due film in cui Schnaps ha dimostrato di essere superiore ai più scafati attori a due zampe per la difficoltà di alcune scene.
Perdonerete se non sono riuscito a trattenere le lacrime dalla gioia…
Ho abbracciato Schnaps come poche volte avevo fatto in vita mia – solo una volta lo feci allo stesso modo: quando ho avuto la sensazione di perderlo per sempre a causa di un brutto incidente – piangendo come un bambino e ringraziandolo per tutto l’impegno e l’anima messa nelle due difficili interpretazioni.
Ho subito alzato il telefono e raccontato il fatto ad un mio amico, il quale mi ha invitato a dedicare questa esperienza (che in realtà sono due) agli invidiosi, a quelli che “gli scoreggia il cervello” (citazione), a quelli che per partecipare ad un lavoro vendono l’anima al diavolo, ai raccomandati, a coloro che hanno provato in tutti i modi ad ostacolarmi o a screditarmi, e a tanti altri della stessa sottospecie (Canis aureis umanus – “Sciacalli dorati umani)”.


E’ vero che dice tutto? A me pare addirittura che risponda a chi ancora sta facendosi qualche sega mentale sulle Iene…
Quindi, con Claudio, al telefono parliamo d’altro.
Parliamo di cani, ovviamente: e ne parliamo per un’ora buona, saltando da un argomento all’altro, dal cinema ai cinofilosofi, da un po’ di gossip sui vari “guru” ai nostri cani personali. Ma qui non ci starebbe tutto, e poi la notizia è quella dell’invito a Venezia e quindi preferisco scrivere di quello. Su tutto il resto dico solo che è stato un piacere chiacchierare con qualcuno che “ne sa” davvero di cani e non solo: e ne sa talmente che gli ho spudoratamente chiesto di scrivere qualche articolo per “Ti presento il cane”… quindi, prossimamente, il Mangini non-cinematografico (che è poi un etologo competente e preparato) ve lo leggerete direttamente su queste pagine.
Stavolta io gli ho fatto, invece, domande molto cinematografiche.
Tipo: “Ma quanto si stressa, un cane, davanti alla macchina da presa?”
Claudio Mangini: “Si stressa pochissimo, anzi si diverte, se hai costruito un bel rapporto con lui e se lui è felice di lavorare non “per” te, ma “con” te. Io non uso bocconcini, né clicker, né rinforzi di altro genere: il cane – ma anche qualsiasi altro animale – fa qualosa che gli piace e la fa insieme a me, questa è la sua gratificazione. Ovviamente ci vuole anche l’animale giusto, perché non tutti sono adatti al ruolo di attori. Anche dopo tanti anni di esperienza a volte mi capita di sbagliare cane, vedendo in qualche soggetto delle grandi potenzialità ma rendendomi poi conto che lui non è felice di stare sul set. In questo caso lo ritiro subito. Per me i cani non sono “strumenti” di lavoro: sono partner che devono trovarsi a loro agio in questo ruolo”.
- Però non è un ruolo facile: anche quando l’animale in un film appare solo per pochi secondi, c’è dietro un lavoro corposo…
CM: Sì, molto: di solito il copione a me arriva un paio di mesi prima delle riprese, e in quei due mesi, per preparare il cane, occorrono anche 5 ore di lavoro al giorno, ovviamente con molte pause, con i tempi giusti, con il relax necessario. A volte puoi lavorare per dieci minuti di fila, altre volte per cinque. Sul set, invece, c’è il massimo sforzo perché a volte si lavora anche per un’ora filata: e il cane deve arrivarci preparato per non stressarsi. Una cosa è certa: se il cane si stressa, tu non lavori. Potresti obbligarlo, certo, ma i risultati si vedrebbero in modo palese (almeno per chi ha un minimo di attitudine a “leggere” i cani): e se un tempo era possibile farlo (anche se io non l’ho mai fatto perché non è così che intendo il rapporto col cane), oggi non lo è più, perchè ci sono regole severissime.
Per esempio?
CM: Per esempio, sul set sono sempre presenti sia un veterinario che il rappresentante di un’associazione animalista: e non ti dico, a volte, che fatica si fa a spiegare la differenza tra un lavoro che il cane fa con gioia e un “maltrattamento” inteso in senso ideologico, e non pratico.
Mi è capitato di discutere a lungo sull’opportunità di chiedere a un animale qualcosa che invece, per lui, era assolutamente naturale: purtroppo gli animalisti hanno sempre e solo un approccio ideologico e a volte ignorano le basi stesse dell’etologia, quindi il dialogo diventa complicato: però mi fa piacere che siano presenti per garantire il totale benessere degli animali. Sul set non puoi fare del male a nessuno, neppure a un insetto: in uno dei due film di Venezia, “Giochi d’estate”, Schnaps fa una fine davvero tragica, perché viene ucciso a sassate.
Ovviamente è tutta finzione, dal lancio delle pietre alle sue ferite (nelle foto, infatti, lo vediamo “al trucco”, e poi bello rilassato in attesa del ciack con quella che sembra una ferita gravissima, ma che è solo un effetto speciale, NdR): ma è finzione anche l’uccisione del ragno che si vede in altra parte del film. Infatti l’”attore” è un ragno vero solo quando sta bene: nel momento in cui viene ucciso viene sostituito da un ragnetto meccanico che è un capolavoro di nanotecnologia. Un chip, infatti, fa sì che muova le zampe quando viene infilzato, con un effetto assolutamente veritiero. Ma… “neppure un ragnetto è stato maltrattato durante le riprese del film”!

Un quesito che mi sono sempre posta: quando si lavora coi cani, normalmente, un esercizio ben eseguito non si ripete più. Invece, al cinema, presumo che vi succeda spesso di dover rifare un ciak non perché abbia sbagliato il cane, ma perché ha sbagliato l’attore. E il cane, in questo caso, come la prende?
CM: E’ vero, per il cane è difficile scindere l’errore suo da quello umano. Quindi non devi proprio fargli pensare che ci sia stato un errore, ma solo che il gioco si ripeta “perché ci siamo divertiti così tanto che lo vogliamo rifare

Altra curiosità: ovviamente il trainer non può infilarsi nelle inquadrature, quindi capiterà molto spesso di lavorare a distanza dal cane. Come riesci a evitare quello che io chiamo “l’effetto Rin tin tin”, perché a quei tempi era decisamente evidente, ovvero il cane che guarda sempre verso l’addestratore e aspetta i suoi comandi prima di eseguire qualsiasi movimento?
CM: Questa è la cosa più difficile, in effetti: ma non posso mica spiegarti come si fa, perché se svelo tutti i miei trucchi poi ho finito di lavorare! Scherzi a parte, il cane deve essere abituato a lavorare in un range che può essere a volte molto ristretto e a volte larghissimo: mi è capitato di dover dirigere il cane da 400 metri di distanza, col fischio…e meno male che faccio sheepdog!
L’altra cosa difficile da ottenere è che il cane “interpreti” veramente la sua parte: ovvero che “faccia la faccia giusta” per il ruolo.
Per esempio, in “Giochi d’estate”, Schnaps deve agonizzare e poi morire: un ruolo di una difficoltà mostruosa, anche perché le riprese erano proprio strette sul suo muso. Invece, ne “L’ultimo terrestre”, interpreta il ruolo del cane di un contadino che vive al suo fianco, gioca con lui, fa tutte le cose più normali del mondo… finché non gli arrivano gli alieni in casa.
Ora non sto a raccontarti il film, ma dico solo che alla fine questi ripartono sulla loro astronave e che Schnaps deve abbaiare all’astronave che se ne va. E che, ovviamente, non c’è nella realtà!
Invece c’erano luci forti e un effetto di vento fortissimo, che sollevava tutta la polvere intorno, per mimare quello che avrebbe causato un’astronave in decollo.
In mezzo a tutto questo, il cane doveva continuare ad abbaiare al nulla, col muso rivolto in su: una bella sfida, no?
In altri casi ancora occorre che l’animale si mostri spaventato: e mimare la paura di un cane senza spaventarlo davvero è un’altra bella impresa…così come far fare la faccia cattiva, da cane aggressivo, a uno che invece è buono come il pane e che per di più, dal suo punto di vista, sta giocando!

Però un indizio almeno ce lo devi dare: come ci riesci?CM: Ti dico solo questo: utilizzo molto shaping (per i non addetti ai lavori: lo shaping consiste nell’ottenere un risultato premiando gli atteggiamenti che si avvicinano sempre più al risultato che desideriamo, NdR).

Hai già detto che non tutti i cani possono essere buoni attori: ma tutti gli umani possono essere buoni animal training?
CM: Credo proprio di no, visto che siamo così pochi! In Italia, a lavorare davvero professionalmente, siamo in tre: però con specializzazioni diverse e con animali diversi. Per esempio, io utilizzo soprattutto cani, rapaci e lupi: Daniel Berquini, che è un altro bravissimo professionista, è specializzato in animali selvatici e lavora con tigri, leoni eccetera. Quindi non ci facciamo neppure una vera concorrenza.
Lupi? Intendi “veri” lupi?
CM: Sì, verissimi. Veri lupi selvatici. Ne ho dieci.
Scusa, ma dove li tieni?
CM: In uno spazio recintato ma molto ampio, di circa dieci ettari… che non dico dove si trova, perché in passato, quando ho avuto la pessima idea di aprire questo spazio al pubblico, pensando di poter mostrare qualcosa di unico a persone che capivano il fascino di queste meravigliose creature, mi sono ritrovato i bocconi avvelenati nel recinto.
Quindi…sì, ho i lupi. Ma “dove” li ho, lo so soltanto io.

Quindi, ancora una volta, l’uomo si è dimostrato la vera ed unica “bestia” che percorre questo pianeta. Torniamo a parlare di Schnaps, che è meglio…
CM: Schnaps è unico. E’ grandioso. Quando abbiamo lavorato per la Disney, il regista mi ha detto che un cane così non l’aveva mai visto. Però non so dire quanto sia stato bravo io e quanto sia “roba sua”. Non riesco davvero a distinguere, anche se penso che lui ci metta il 90% e io, forse, il 10. Quando aveva quattro mesi l’ho avvicinato per la prima volta allo sheepdog e già dimostrava di aver capito tutto, di voler prendere iniziative in proprio: poi la sua allevatrice mi ha letto la vita, sgridandomi perché a quell’età dovevo “fargli fare il cucciolo”e nient’altro. Le ho dato ragione e quindi ho rimandato l’insegnamento: ma per modo di dire, perché Schnaps sembra sapere sempre da solo quello che deve fare. Vede le X tracciate sul set e ci si mette sopra da solo. E’ incredibile, davvero. Ma questo non deve togliere nulla agli altri miei cani, perché ognuno ha qualcosa di speciale.

Abbiamo lasciato a metà il discorso sugli umani che volessero intraprendere la tua professione: anche perché il fatto che siate in pochi, forse, lascia spazi aperti per qualche nuovo arrivo. Cosa suggeriresti a chi fosse affascinato da questo lavoro?
CM: Al di là del fatto che deve conoscere davvero gli animali, quindi avere solide basi di etologia (perché anche se lavori solo con i cani devi sapere cos’è, in generale tutta l’”animalità”), se vuoi fare cinema devi conoscere anche il cinema.
Non puoi essere soltanto bravo con i cani, perché altrimenti ti ritrovi come un pesce fuor d’acqua.
Personalmente ho fatto un piccolo corso di regia: niente di eclatante, sia chiaro. Non posso certo definirmi un vero “regista”. Ma almeno ho avuto fin dall’inizio un’idea abbastanza chiara del mondo in cui avrei dovuto muovermi. E questo è un consiglio che do, spassionatamente, a chiunque voglia entrarci: bisogna capire gli animali, ma anche il cinema. Altrimenti si va poco lontano.

Cosa ti aspetti da Venezia?
CM: Non lo so: è un’esperienza che ancora mi mancava e che sono felicissimo di poter fare: è la ciliegina su una torta fatta da tanti anni di lavoro veramente duro. L’emozione di ritrovarmi accanto a personaggi con Al Pacino è perfino difficile da tradurre in parole.
Non lo so, vedremo. Intanto mi godo l’annuncio ufficiale, che è stato dato proprio oggi in conferenza stampa…e penso a tutte le scemate, tipo a come dovrò vestirmi, perché quello che sarà veramente non sono ancora in grado di immaginarlo.

A questo punto si dovrebbe concludere l’intervista con il classico “in bocca al lupo”…ma mica si può, con Claudio: che mai e poi mai potrebbe rispondere con l’altrettanto classico “crepi il lupo”.
Lui i lupi li ama, ci lavora, ha fondato anche un’associazione per la loro difesa (Wolf Emercency).
Dire “auguri” porta sfiga, “in bocca al lupo” è tabù: in tanti, su FB, hanno augurato “buona croisette”, ma la croisette in realtà starebbe a Cannes (vale anche per Venezia? Mica lo so. Io sono solo cinofila, ma non abbastanza cinefila).
Insomma, non so come cavolo concludere: quindi a Claudio dico solo “ciao” (ovviamente dopo un altro po’ di divagazioni canine): e poi metto giù senza avergli augurato un tubo, ma con la sensazione che in fondo non ne abbia alcun bisogno. Un po’ perché la sua vittoria lui l’ha già avuta (anche verso le malelingue) e un po’ perché ho l’impressione che le vere vittorie lui le veda negli occhi dei suoi cani, quando parla con loro e dà loro le ultime “raccomandazioni” prima del ciak, come vediamo nella splendida foto qui sopra.

Venezia o non Venezia, a me questo Mangini qui sembra un uomo perfettamente felice della vita che fa e dei compagni che ha: e cos’altro vuoi augurare, a uno che ha trovato la sua perfetta dimensione su questa terra?
Ah…a proposito: c’è una frase che conclude la nota che ho parzialmente citato sopra, e che mi sembra un’ottima chiusa anche per questo articolo. Quindi la riporto qua: ““Senza i miei animali, sarei solo un bipede di merda che percorre questa vita”.
Io direi proprio che non c’è altro da aggiungere.

Valeria Rossi

giovedì 28 luglio 2011

Claudio Mangini fa cappotto alla 68° Mostra del Cinema di Venezia



Capita raramente che un personaggio del cinema possa vantare più di una pellicola alla Mostra Del Cinema di Venezia, ma questo è ciò che è successo all'animal trainer toscano Claudio Mangini.
Dopo aver recentemente girato il videoclip di Francesco Tricarico e condotto i suoi “animali attori” davanti a 50.000 spettatori allo Stadio Olimpico di Roma nella “Partita del Cuore” con la Nazionale Attori il 30 maggio scorso, Mangini avrà l'onore di percorrere la croisette della 68° Mostra del Cinema di Venezia, non per una, ma per ben due pellicole in cui i suoi animali si sono particolarmente distinti in veste di protagonisti e per la difficoltà oggettiva delle scene interpretate.
Il film svizzero “Giochi d'estate” - interamente girato in maremma – per la regia di Rolando Colla, e “L'ultimo terrestre” di Gianni Pacinotti, targato Fandango ed in concorso alla Mostra.
"Non ero mai stato alla Mostra del Cinema di Venezia; è una di quelle cose che mancano al mio palmaress e sono felicissimo di condividere questa fantastica esperienza con due registi – e con due film - provenienti da due Paesi diversi" commenta Mangini dopo aver appreso la notizia.
"Non so come sarà questa cosa; per il momento so solo che incontrerò tanti registi, attori e gente come Al Pacino - niente male per uno che arriva da un piccolo paesino della maremma con la forza delle proprie gambe e del solo lavoro."
Giochi d'estate” è stato invitato nella selezione ufficiale della 68° Mostra, ma fuori concorso, mentre “L'ultimo terrestre” se la dovrà vedere con le altre opere che andranno a comporre il fronte italiano in concorso per il Leone d'Oro.
Dopo tanti film, spot, videoclip e documentari Mangini mette a segno un colpo davvero importante della sua luminosa carriera.
"Non ho mai perso di vista gli obbiettivi ed ho tirato dritto per la mia strada senza farmi condizionare" - conclude Mangini - "chi voleva distruggermi con i finti gossip dovrà farsene una ragione e guardare adesso ai propri problemi, visto che è arrivata la resa dei conti in Sede Giudiziaria".
"Dedico questa meravigliosa esperienza a mio figlio Nicolò, ai miei animali e alla mia Massa Marittima"

lunedì 6 giugno 2011

intervista del 3 giugno 2011


Lo abbiamo incontrato a Roma, dopo la “partita del cuore” della Nazionale Attori che si è tenuta allo stadio Olimpico il 30 maggio scorso dove Mangini ha fatto sfilare i suoi “animali attori” davanti a quarantamila persone.
Chi si aspettava di trovarsi di fronte un uomo distrutto nell'animo e alienato dal mondo del cinema dovrà ricredersi.
Appena finita la sua partecipazione al film di Gianni Pacinotti – uno dei più grandi fumettisti del mondo al suo esordio dietro le macchine da presa – l'uscita del nuovo videoclip di Francesco Tricarico ed un contratto con una web TV per la conduzione di un programma cinofilo, Mangini ha fatto i bagagli trasferendosi definitivamente all'estero, facendo partire dalla Svizzera ogni nuova iniziativa.


D: “Come mai questa scelta di trasferirsi all'estero?”
R: “Direi fisiologica. La legge in merito alla detenzione animali è molto diversa, quanto chiara. Idem vale per il mondo cinofilo.”
D: “Solo questo?”
R: “Certo che no, ma è uno dei motivi principali. Quando ho vinto la gara per aggiudicarmi il film di Dario Argento ero in diretta concorrenza con animal trainer americani, canadesi e ungheresi; professionisti agguerriti e di tutto rispetto aiutati dai loro Paesi d'appartenenza sotto il profilo legislativo. Non puoi batterti con archi e frecce a certi livelli contro chi dispone dell'artiglieria pesante.”
D: “Non c'entrano nulla quindi le accuse mosse contro di te dal programma di Italia 1?>>
R: “Ma dai. Erano almeno tre anni che sentivo voci sul loro arrivo. Quando non si è d'accordo con le Sentenze, invece di farsene una ragione ed accettarle, si va in TV. Diciamo che quella storia mi è servita solo per capire sulla mia pelle in che razza di Paese vivevo.”
D: “E secondo te in quale Paese vivevi?”
R: “Un Paese che amo profondamente, ma sotto il controllo delle veline, delle raccomandazioni di ferro, della Giustizia mediatica e del “faccio quello che voglio tanto è uguale”. Un Paese dove ormai i Tribunali sono soltanto diventati un accessorio. La causa contro quel luogotenente che si era prestato al gioco sporco del mio ex collaboratore la dice lunga sulla deriva in cui l'Italia sta versando anche in ambito Istituzionale; figuriamoci nel mondo della comunicazione di massa. Ho ritenuto che la mia vita valesse qualcosa di più e mi sono detto:-”Se sono riuscito a perforare la cortina di raccomandazioni che soffoca il cinema italiano, partendo da un piccolo paesino della maremma e con la sola forza del merito, significa che in un altro ambiente dovrebbe essere un gioco da ragazzi. E così è stato.”
D: “Sono parole forti
R: “Mah...è solo il mio punto di vista...che alla fine è quello che conta. Sono un uomo intellettualmente libero e senza alcun vincolo; il resto lo lascio a Italia 1 e a chi decide di lottare contro i mulini a vento. Il mio contributo lo avevo dato abbondantemente. Pensa solo a cosa avevo fatto per la salvaguardia del lupo senza chiedere un centesimo di contribuzione pubblica. Si sono dimenticati tutti del fatto che se qualche lupo è ancora vivo in Italia, è anche grazie al sottoscritto e ai simpatizzanti del movimento che avevo fondato.”
D: “Il tuo canale youtube ebbe un certo successo durante il contenzioso con il programma di Italia 1. Non bastava quello a titolo di risposta, oltre alle cause legali?”
R: “Quello era solo un modo per agire velocemente e far vedere al pubblico l'altra faccia della medaglia; soprattutto alla stampa libera e indipendente che lo ha decisamente apprezzato. Non volevo la ragione a tutti i costi, ma solo mostrare come venissero abilmente confezionate le gogne mediatiche, lasciando al pubblico la capacità propria di giudizio. La mia vera risposta è stata quella di riprendere vecchi contatti in tutto il mondo, convertendo le energie che avevo investito nella salvaguardia dei lupi e in ambito sociale, o comunque parallelo alla mia attività, in modo propositivo. Ho ingaggi un po' dappertutto visto che, a detta di Giulio Golia, non parlavo le lingue...”
D: “Questa carta è stata davvero così determinate?”
R: “Beh, no. Devi essere molto bravo e competitivo perché qui giochi in Champions Legue. Le lingue ti servono solo per chiedere dove sia il bagno, ma per lavorare a certi livelli devi averci le palle; le lingue non bastano.”
D: “Sei nato all'estero; questo ti ha aiutato in qualche modo?”
R: “Indubbiamente. Nascere all'estero e girare il mondo fin da piccolo mi ha insegnato ad adattarmi a culture diverse in pochi minuti. Diciamo che la mia famiglia mi ha dato la plasticità: un bene molto prezioso di questi tempi.”
D: “A proposito di famiglia: loro come vissero gli attacchi di Italia 1?”
R: “Come sempre: standone fuori. La mia famiglia ha sempre guardato con distacco il mio lavoro anche quando c'erano di mezzo i successi. Nel momento critico ha fatto altrettanto.”
D: “E' vero che ti avevano offerto programmi televisivi per dire la tua?”
R: “Certo; ed era inevitabile, ma guarda caso non il programma che mi aveva attaccato, né i canali ad esso collegati. In ogni caso, non li ho accettati perché mi ritengo un uomo di cultura e quindi decisamente poco affine al mondo degli scandali di serie B, tra l'altro frutto della mera invidia e del non allineamento.”
D: “Torniamo per un attimo al film di Dario Argento. Per quale motivo ci hai rinunciato in extremis?”
R: “Perché la produzione non aveva adempiuto alla prima clausola del contratto a pochi giorni dall'inizio delle riprese, portando come scusa proprio il programma de “Le iene”. Al primo servizio andato in onda si misero a ridere, mentre al secondo reagirono diversamente, usandolo come un escamotage per pretendere cose che non stavano né in cielo, né in terra. I due servizi di Golia hanno prodotto un ammanco di circa 60mila euro oltre alle spese legali, ma a quelli cosa vuoi che gliene freghi. L'importante è fare gossip con i soldi del programma senza prendersi alcuna responsabilità personale. Un classico.”
D: “Un bel danno quindi...
R: “La mia dignità non è in vendita; questo vale anche per le produzioni di alto livello. Per “Dracula 3D”, dopo il secondo servizio, avrei dovuto lavorare quasi gratuitamente con tutti i rischi che questo comportava e senza poter disporre della necessaria tranquillità che un film delicato come quello imponeva. In realtà i mandanti de “Le iene” miravano a quello – all'effetto dilatazione e ai danni collaterali - non certo al servizio in se. Nessun rimpianto; ho fatto altre cose e ben pagate, anche se gli ammanchi di fatturato restano. Pazienza; recupererò.
D: “In tempi non sospetti, citavi le Marche come una regione da vivere. Perché l'hai lasciata visto che ne eri così innamorato?
R: “Non ho lasciato le Marche, ma ho lasciato l'Italia; è diverso. I motivi te li ho spiegati prima. Le Marche sono una regione che adoro e mi mancano molto i Sibillini, la zona che ho studiato a fondo per i lupi ed in cui ho sempre ritrovato la mia serenità. Ci torno sempre quando ho un attimo.
D “Come è cambiata la tua vita?
R “- Sono solo un po' più ricco, più cattivo e più invecchiato – diceva una canzone. Diciamo che la mia vita si è adattata ad una dimensione più ampia. Nel campo internazionale non importa a nessuno cosa fai e chi sei, gli basta che lo sai fare bene.
D: “Quanto ha inciso la tua esperienza nel cinema italiano per farti conoscere all'estero?
R: “Provengo dal cinema italiano ed ho lavorato tanto tempo nel cinema indipendente. I grandi maestri mi hanno insegnato molto e questo era già un biglietto da visita notevole per l'estero. Il cinema italiano è un insieme di persone che sanno lavorare e riconosciute in tutto il mondo. Il sistema è marcio, ma questo ha a che vedere con le leve di comando, non con le maestranze. I grandi se ne sono andati tutti, e bisognerebbe chiedersi il perché. Sul set di Gipi c'erano diverse persone trasferite a Parigi: sono in buona compagnia.
D: “Nessun rimpianto?
R: “Uno: non averlo fatto prima. Già lavorando con la Disney ebbi una serie di proposte per gli USA, ma all'epoca credetti che il “sistema Italia” poteva essere cambiato dall'interno. Ero un sognatore; mio padre me lo diceva sempre.
D: “Come è stato lavorare con un uomo del calibro di Pacinotti?
R: “Gipi è un grande. Mi fece chiamare dall'assistente di produzione negli studi de “Il nido del cuculo” a Livorno (l'associazione dove vengono doppiati i film in vernacolo livornese, nda) per vedere con i suoi occhi ciò che gli avevano raccontato di me e dei miei animali. Rimase molto colpito dal mio modo di lavorare ed io dal suo spessore unito ad una semplicità disarmante. E' un artista dotato di una tecnica formidabile e di un linguaggio cinematografico molto sofisticato. Gipi è decisamente una persona unica e posso dire senza alcun problema che le settimane di ripresa con lui le annovero tra la cose più interessanti fatte nella mia carriera.
D: “Progetti futuri?
R: “Una vita decisamente più on the road, ma anche questo è cinema.
D: “Se tu potessi mandare adesso un sms a Giulio Golia, cosa gli scriveresti?
R: “Niente. Con i soldi dell'sms mi ci berrei un caffè. Golia è solo uno che fa il suo mestiere, non la divinità in grado di poter o meno distruggere il prossimo, visto e considerato che la media di ascolto del programma è composta da un pubblico di tredicenni. Erano gli sciacalli ed i mandanti il vero problema; Golia solo uno strumento.
D: “Che opinione ti sei fatto di lui?
R: “Un raccomandato come ce ne sono a tonnellate che si fa strada sulla pelle del prossimo. Fa cose obsolete che sono una costante storica di altri programmi. Niente di nuovo sotto il sole.
D: “Un po' forte come pensiero
R: “Il mondo dello spettacolo è piccolo e le voi corrono. Però se ti fa piacere posso dirti che è un grande giornalista, che fa servizi di approfondimento e va contro i poteri forti. Contento? Peccato che Golia non sia affatto un giornalista, ma un semplice conduttore televisivo: c'è una bella differenza.
D: “Un giorno dicesti che in quanto “personaggio scomodo” eri un bersaglio anche del mondo cinofilo italiano. Sei sempre della stessa opinione?
R: “Certo. Non sono mai stato allineato ad alcuna etichetta, sigla cinofila o Ente, ma preparato abbastanza per dire la mia in quell'ambito senza tanti peli sulla lingua. Lo stesso valeva per il mondo della ricerca sui lupi, il quale ti assicuro che è peggio del mondo cinofilo visto che ci girano un sacco di soldi pubblici e titoli. Ero una scheggia fuori controllo poco incline al servilismo e questo, secondo alcuni, un motivo valido per essere fermato con ogni mezzo. La libertà costa.
D: “Come ti trovi in Svizzera?
R: “Benissimo. E' un Paese dalle mille opportunità; per certi versi simile all'Italia nella sua parte migliore.
D: “E la Spagna?
R: “Ho molti amici a Madrid e alcuni produttori con cui sto lavorando. Ci sono stato per un po' di tempo prima di trasferirmi in Svizzera e ci vado almeno una volta alla settimana visto che ci girerò un paio di film a breve.
D: “Lavori ancora molto in Italia: non ti sembra un controsenso?
R: “A parte qualche pubblicità e videoclip, non mi sembra di lavorare molto in Italia. Ma forse hai ragione: sarà il caso che lasci anche questi pochi lavori ai furbetti del quartierino. Fosse mai che gli turbassi l'ego.
D: “Stai per girare un documentario sui lupi; ci dai qualche anticipazione?
R: “Era un lavoro che avevo in sospeso da molto tempo con una casa di produzione romana. Riuscire a filmare i lupi allo stato selvatico presuppone una profonda conoscenza della specie e anche dei loro tempi. Non era possibile farlo prima proprio per questo motivo.
D: "Hai fatto pubblicare il tuo libro online. Per quale motivo hai deciso di non commercializzarlo come tutti gli altri autori?
R: "Perché faccio solo ciò che mi detta la coscienza e quello che mi va di fare; non ho legami e nemmeno li voglio. Credo che in Italia ci sia bisogno di maggiore cultura cinofila, ma ormai l'ambiente dei cani è diventato un ricettacolo di operatori marketing. Regalarlo online non mi rende più povero. E poi forse dimentichi il fatto che avevano messo in dubbio anche la sua esistenza! (ride)."
D: "Hai appena firmato un contratto per la conduzione di un programma cinofilo per una web TV. Ce ne vuoi parlare?"
R: "L'idea l'ha avuta un mio amico presentatore. Eravamo entrambi concordi sul fatto che dilagano in rete le petizioni contro il programma di Cesar Millan, senza che però nessuno - e ribadisco nessuno - ne costruisse uno concorrenziale o alternativo. Sempre e solo chiacchiere, facili disaccordi, pseudo filosofie da bar e altrettante strumentali prese di posizione, ma mai la costruzione di qualcosa di costruttivo. Vista la latitanza dei miei colleghi ho accettato."

E' un'intervista al veleno quella che Claudio Mangini ci ha rilasciato, ma fatta con estrema calma, disponibilità e cortesia come al suo solito, a dispetto della sua riconosciuta misantropia e delle direttive imposte dal suo agente che ne filtra ormai ogni mossa.
Parallelamente alla sua attività cinematografica, Mangini sta aprendo un allevamento di splendidi wolfhybrid americani e un centro cinofilo sulle rive del lago di Lugano, città che lo vedrà oltretutto tra gli ospiti dell'evento settembrino dedicato alla Ferrari.

- “Qui ci sono regole chiare in materia cinofila; nessuno può svegliarsi la mattina e fare quello che vuole senza aver prima conseguito i necessari crediti formativi che vengono rilasciati dall'Ufficio Federale. La concorrenza è alla pari, come in tutto il mondo” - conclude Mangini salutandoci con il sorriso di sempre ed un biglietto aereo per Madrid in mano."

I suoi border lo seguono come un'ombra mentre si appresta a salire in macchina.
Lo aspettano alcuni film destinati al mercato internazionale, e a noi la consolazione di aver incontrato l'ennesimo esempio di espatrio dall'Italia di un professionista del cinema.
Verrebbe da dire:-”La solita occasione mancata.”

Federico Storiani