Lo abbiamo incontrato a Roma, dopo la “partita del cuore” della Nazionale Attori che si è tenuta allo stadio Olimpico il 30 maggio scorso dove Mangini ha fatto sfilare i suoi “animali attori” davanti a quarantamila persone.
Chi si aspettava di trovarsi di fronte un uomo distrutto nell'animo e alienato dal mondo del cinema dovrà ricredersi.
Appena finita la sua partecipazione al film di Gianni Pacinotti – uno dei più grandi fumettisti del mondo al suo esordio dietro le macchine da presa – l'uscita del nuovo videoclip di Francesco Tricarico ed un contratto con una web TV per la conduzione di un programma cinofilo, Mangini ha fatto i bagagli trasferendosi definitivamente all'estero, facendo partire dalla Svizzera ogni nuova iniziativa.
D: “Come mai questa scelta di trasferirsi all'estero?”
R: “Direi fisiologica. La legge in merito alla detenzione animali è molto diversa, quanto chiara. Idem vale per il mondo cinofilo.”
D: “Solo questo?”
R: “Certo che no, ma è uno dei motivi principali. Quando ho vinto la gara per aggiudicarmi il film di Dario Argento ero in diretta concorrenza con animal trainer americani, canadesi e ungheresi; professionisti agguerriti e di tutto rispetto aiutati dai loro Paesi d'appartenenza sotto il profilo legislativo. Non puoi batterti con archi e frecce a certi livelli contro chi dispone dell'artiglieria pesante.”
D: “Non c'entrano nulla quindi le accuse mosse contro di te dal programma di Italia 1?>>
R: “Ma dai. Erano almeno tre anni che sentivo voci sul loro arrivo. Quando non si è d'accordo con le Sentenze, invece di farsene una ragione ed accettarle, si va in TV. Diciamo che quella storia mi è servita solo per capire sulla mia pelle in che razza di Paese vivevo.”
D: “E secondo te in quale Paese vivevi?”
R: “Un Paese che amo profondamente, ma sotto il controllo delle veline, delle raccomandazioni di ferro, della Giustizia mediatica e del “faccio quello che voglio tanto è uguale”. Un Paese dove ormai i Tribunali sono soltanto diventati un accessorio. La causa contro quel luogotenente che si era prestato al gioco sporco del mio ex collaboratore la dice lunga sulla deriva in cui l'Italia sta versando anche in ambito Istituzionale; figuriamoci nel mondo della comunicazione di massa. Ho ritenuto che la mia vita valesse qualcosa di più e mi sono detto:-”Se sono riuscito a perforare la cortina di raccomandazioni che soffoca il cinema italiano, partendo da un piccolo paesino della maremma e con la sola forza del merito, significa che in un altro ambiente dovrebbe essere un gioco da ragazzi. E così è stato.”
D: “Sono parole forti”
R: “Mah...è solo il mio punto di vista...che alla fine è quello che conta. Sono un uomo intellettualmente libero e senza alcun vincolo; il resto lo lascio a Italia 1 e a chi decide di lottare contro i mulini a vento. Il mio contributo lo avevo dato abbondantemente. Pensa solo a cosa avevo fatto per la salvaguardia del lupo senza chiedere un centesimo di contribuzione pubblica. Si sono dimenticati tutti del fatto che se qualche lupo è ancora vivo in Italia, è anche grazie al sottoscritto e ai simpatizzanti del movimento che avevo fondato.”
D: “Il tuo canale youtube ebbe un certo successo durante il contenzioso con il programma di Italia 1. Non bastava quello a titolo di risposta, oltre alle cause legali?”
R: “Quello era solo un modo per agire velocemente e far vedere al pubblico l'altra faccia della medaglia; soprattutto alla stampa libera e indipendente che lo ha decisamente apprezzato. Non volevo la ragione a tutti i costi, ma solo mostrare come venissero abilmente confezionate le gogne mediatiche, lasciando al pubblico la capacità propria di giudizio. La mia vera risposta è stata quella di riprendere vecchi contatti in tutto il mondo, convertendo le energie che avevo investito nella salvaguardia dei lupi e in ambito sociale, o comunque parallelo alla mia attività, in modo propositivo. Ho ingaggi un po' dappertutto visto che, a detta di Giulio Golia, non parlavo le lingue...”
D: “Questa carta è stata davvero così determinate?”
R: “Beh, no. Devi essere molto bravo e competitivo perché qui giochi in Champions Legue. Le lingue ti servono solo per chiedere dove sia il bagno, ma per lavorare a certi livelli devi averci le palle; le lingue non bastano.”
D: “Sei nato all'estero; questo ti ha aiutato in qualche modo?”
R: “Indubbiamente. Nascere all'estero e girare il mondo fin da piccolo mi ha insegnato ad adattarmi a culture diverse in pochi minuti. Diciamo che la mia famiglia mi ha dato la plasticità: un bene molto prezioso di questi tempi.”
D: “A proposito di famiglia: loro come vissero gli attacchi di Italia 1?”
R: “Come sempre: standone fuori. La mia famiglia ha sempre guardato con distacco il mio lavoro anche quando c'erano di mezzo i successi. Nel momento critico ha fatto altrettanto.”
D: “E' vero che ti avevano offerto programmi televisivi per dire la tua?”
R: “Certo; ed era inevitabile, ma guarda caso non il programma che mi aveva attaccato, né i canali ad esso collegati. In ogni caso, non li ho accettati perché mi ritengo un uomo di cultura e quindi decisamente poco affine al mondo degli scandali di serie B, tra l'altro frutto della mera invidia e del non allineamento.”
D: “Torniamo per un attimo al film di Dario Argento. Per quale motivo ci hai rinunciato in extremis?”
R: “Perché la produzione non aveva adempiuto alla prima clausola del contratto a pochi giorni dall'inizio delle riprese, portando come scusa proprio il programma de “Le iene”. Al primo servizio andato in onda si misero a ridere, mentre al secondo reagirono diversamente, usandolo come un escamotage per pretendere cose che non stavano né in cielo, né in terra. I due servizi di Golia hanno prodotto un ammanco di circa 60mila euro oltre alle spese legali, ma a quelli cosa vuoi che gliene freghi. L'importante è fare gossip con i soldi del programma senza prendersi alcuna responsabilità personale. Un classico.”
D: “Un bel danno quindi...”
R: “La mia dignità non è in vendita; questo vale anche per le produzioni di alto livello. Per “Dracula 3D”, dopo il secondo servizio, avrei dovuto lavorare quasi gratuitamente con tutti i rischi che questo comportava e senza poter disporre della necessaria tranquillità che un film delicato come quello imponeva. In realtà i mandanti de “Le iene” miravano a quello – all'effetto dilatazione e ai danni collaterali - non certo al servizio in se. Nessun rimpianto; ho fatto altre cose e ben pagate, anche se gli ammanchi di fatturato restano. Pazienza; recupererò.”
D: “In tempi non sospetti, citavi le Marche come una regione da vivere. Perché l'hai lasciata visto che ne eri così innamorato?”
R: “Non ho lasciato le Marche, ma ho lasciato l'Italia; è diverso. I motivi te li ho spiegati prima. Le Marche sono una regione che adoro e mi mancano molto i Sibillini, la zona che ho studiato a fondo per i lupi ed in cui ho sempre ritrovato la mia serenità. Ci torno sempre quando ho un attimo.”
D “Come è cambiata la tua vita?”
R “- Sono solo un po' più ricco, più cattivo e più invecchiato – diceva una canzone. Diciamo che la mia vita si è adattata ad una dimensione più ampia. Nel campo internazionale non importa a nessuno cosa fai e chi sei, gli basta che lo sai fare bene.”
D: “Quanto ha inciso la tua esperienza nel cinema italiano per farti conoscere all'estero?”
R: “Provengo dal cinema italiano ed ho lavorato tanto tempo nel cinema indipendente. I grandi maestri mi hanno insegnato molto e questo era già un biglietto da visita notevole per l'estero. Il cinema italiano è un insieme di persone che sanno lavorare e riconosciute in tutto il mondo. Il sistema è marcio, ma questo ha a che vedere con le leve di comando, non con le maestranze. I grandi se ne sono andati tutti, e bisognerebbe chiedersi il perché. Sul set di Gipi c'erano diverse persone trasferite a Parigi: sono in buona compagnia.”
D: “Nessun rimpianto?”
R: “Uno: non averlo fatto prima. Già lavorando con la Disney ebbi una serie di proposte per gli USA, ma all'epoca credetti che il “sistema Italia” poteva essere cambiato dall'interno. Ero un sognatore; mio padre me lo diceva sempre. ”
D: “Come è stato lavorare con un uomo del calibro di Pacinotti?”
R: “Gipi è un grande. Mi fece chiamare dall'assistente di produzione negli studi de “Il nido del cuculo” a Livorno (l'associazione dove vengono doppiati i film in vernacolo livornese, nda) per vedere con i suoi occhi ciò che gli avevano raccontato di me e dei miei animali. Rimase molto colpito dal mio modo di lavorare ed io dal suo spessore unito ad una semplicità disarmante. E' un artista dotato di una tecnica formidabile e di un linguaggio cinematografico molto sofisticato. Gipi è decisamente una persona unica e posso dire senza alcun problema che le settimane di ripresa con lui le annovero tra la cose più interessanti fatte nella mia carriera.”
D: “Progetti futuri?”
R: “Una vita decisamente più on the road, ma anche questo è cinema.”
D: “Se tu potessi mandare adesso un sms a Giulio Golia, cosa gli scriveresti?”
R: “Niente. Con i soldi dell'sms mi ci berrei un caffè. Golia è solo uno che fa il suo mestiere, non la divinità in grado di poter o meno distruggere il prossimo, visto e considerato che la media di ascolto del programma è composta da un pubblico di tredicenni. Erano gli sciacalli ed i mandanti il vero problema; Golia solo uno strumento.”
D: “Che opinione ti sei fatto di lui?”
R: “Un raccomandato come ce ne sono a tonnellate che si fa strada sulla pelle del prossimo. Fa cose obsolete che sono una costante storica di altri programmi. Niente di nuovo sotto il sole.”
D: “Un po' forte come pensiero”
R: “Il mondo dello spettacolo è piccolo e le voi corrono. Però se ti fa piacere posso dirti che è un grande giornalista, che fa servizi di approfondimento e va contro i poteri forti. Contento? Peccato che Golia non sia affatto un giornalista, ma un semplice conduttore televisivo: c'è una bella differenza.”
D: “Un giorno dicesti che in quanto “personaggio scomodo” eri un bersaglio anche del mondo cinofilo italiano. Sei sempre della stessa opinione?”
R: “Certo. Non sono mai stato allineato ad alcuna etichetta, sigla cinofila o Ente, ma preparato abbastanza per dire la mia in quell'ambito senza tanti peli sulla lingua. Lo stesso valeva per il mondo della ricerca sui lupi, il quale ti assicuro che è peggio del mondo cinofilo visto che ci girano un sacco di soldi pubblici e titoli. Ero una scheggia fuori controllo poco incline al servilismo e questo, secondo alcuni, un motivo valido per essere fermato con ogni mezzo. La libertà costa.”
D: “Come ti trovi in Svizzera?
R: “Benissimo. E' un Paese dalle mille opportunità; per certi versi simile all'Italia nella sua parte migliore.”
D: “E la Spagna?”
R: “Ho molti amici a Madrid e alcuni produttori con cui sto lavorando. Ci sono stato per un po' di tempo prima di trasferirmi in Svizzera e ci vado almeno una volta alla settimana visto che ci girerò un paio di film a breve.”
D: “Lavori ancora molto in Italia: non ti sembra un controsenso?”
R: “A parte qualche pubblicità e videoclip, non mi sembra di lavorare molto in Italia. Ma forse hai ragione: sarà il caso che lasci anche questi pochi lavori ai furbetti del quartierino. Fosse mai che gli turbassi l'ego.”
D: “Stai per girare un documentario sui lupi; ci dai qualche anticipazione?”
R: “Era un lavoro che avevo in sospeso da molto tempo con una casa di produzione romana. Riuscire a filmare i lupi allo stato selvatico presuppone una profonda conoscenza della specie e anche dei loro tempi. Non era possibile farlo prima proprio per questo motivo.”
D: "Hai fatto pubblicare il tuo libro online. Per quale motivo hai deciso di non commercializzarlo come tutti gli altri autori?
R: "Perché faccio solo ciò che mi detta la coscienza e quello che mi va di fare; non ho legami e nemmeno li voglio. Credo che in Italia ci sia bisogno di maggiore cultura cinofila, ma ormai l'ambiente dei cani è diventato un ricettacolo di operatori marketing. Regalarlo online non mi rende più povero. E poi forse dimentichi il fatto che avevano messo in dubbio anche la sua esistenza! (ride)."
D: "Hai appena firmato un contratto per la conduzione di un programma cinofilo per una web TV. Ce ne vuoi parlare?"
R: "L'idea l'ha avuta un mio amico presentatore. Eravamo entrambi concordi sul fatto che dilagano in rete le petizioni contro il programma di Cesar Millan, senza che però nessuno - e ribadisco nessuno - ne costruisse uno concorrenziale o alternativo. Sempre e solo chiacchiere, facili disaccordi, pseudo filosofie da bar e altrettante strumentali prese di posizione, ma mai la costruzione di qualcosa di costruttivo. Vista la latitanza dei miei colleghi ho accettato."
E' un'intervista al veleno quella che Claudio Mangini ci ha rilasciato, ma fatta con estrema calma, disponibilità e cortesia come al suo solito, a dispetto della sua riconosciuta misantropia e delle direttive imposte dal suo agente che ne filtra ormai ogni mossa.
Parallelamente alla sua attività cinematografica, Mangini sta aprendo un allevamento di splendidi wolfhybrid americani e un centro cinofilo sulle rive del lago di Lugano, città che lo vedrà oltretutto tra gli ospiti dell'evento settembrino dedicato alla Ferrari.
- “Qui ci sono regole chiare in materia cinofila; nessuno può svegliarsi la mattina e fare quello che vuole senza aver prima conseguito i necessari crediti formativi che vengono rilasciati dall'Ufficio Federale. La concorrenza è alla pari, come in tutto il mondo” - conclude Mangini salutandoci con il sorriso di sempre ed un biglietto aereo per Madrid in mano."
I suoi border lo seguono come un'ombra mentre si appresta a salire in macchina.
Lo aspettano alcuni film destinati al mercato internazionale, e a noi la consolazione di aver incontrato l'ennesimo esempio di espatrio dall'Italia di un professionista del cinema.
Verrebbe da dire:-”La solita occasione mancata.”
Federico Storiani